Come combattere il Coronavirus: la ricetta elettronica con WhatsApp o Telegram.

Non serve più recarsi dal medico per ritirare il cartaceo della ricetta, è possibile ricevere il numero via telefono, SMS, email ed app di messaggistica.

Chiaro che gli studi medici e farmacie non possono fermarsi, non per niente rientrano tra le attività che forniscono servizi essenziali e quindi devono rimanere aperti durante l’emergenza  Coronavirus. In ottemperanza comunque al decreto governativo di limitare gli spostamenti e ridurre il rischio di contagio, il Capo Dipartimento della Protezione Civile, Angelo Borrelli, ha firmato un’ordinanza che permette di ricevere dal proprio medico il numero di ricetta elettronica (NRE), scegliendo fra tre alternative, tra cui anche WhatsApp.

La ricetta elettronica è stata introdotta nel 2011 per la prescrizione dematerializzata dei farmaci (tranne qualche eccezione). La tradizionale ricetta rossa è stata sostituita da un promemoria cartaceo, ma questo documento non è indispensabile.
È sufficiente infatti conoscere il codice di identificazione univoco, vale a dire il numero di ricetta elettronica, assegnato dal SAC (Sistema di Accoglienza Centrale Tessera Sanitaria).
Compito del farmacista sarà poi connettersi al sistema e recupera i dati della prescrizione attraverso NRE e codice fiscale dell’assistito.

Volendo il cittadino stesso potrebbe chiedere al proprio medico il numero della ricetta elettronica e comunicarla lui stesso al farmacista. La soluzione più semplice e accessibile a tutti è la comunicazione telefonica del numero.
Seconda opzione inviare il promemoria cartaceo in allegato ad un messaggio di posta elettronica; terza opzione,invece, è l’invio del numero tramite SMS o applicazione di messaggistica (WhatsApp, Telegram o altri).

Il vantaggio di queste alternative è ovviamente quello di limitare la circolazione dei cittadini e gli assembramenti fuori o dentro lo studio medico. Naturalmente il rischio è di trovare sempre occupato il numero di telefono, tanto più se il medico ha un numero elevato di assistiti, mentre per i più anziani, i più a rischio in questo momento, rimane problematico l’uso di strumenti digitali ai quali sono meno abituati.

Ma noi ce la faremo!

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